PROGETTO HIDROAYSÈN: IL CILE HA UN PROBLEMA

[di Caterina Amicucci] – pubblicato su Il Manifesto del 21/03/13

Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”. Così il vescovo dell’Aisèn Luis Infanti de la Mora si è rivolto alla Commissione di ministri chiamata a   esprimersi sulla fondatezza dei 35 ricorsi presentati contro l’approvazione della valutazione di impatto ambientale del controverso progetto Hidroaysèn, nella Patagonia cilena.

La lunga e intensa lettera del vescovo di origini italiane, da sempre in prima linea contro la costruzione delle cinque dighe targate Enel in uno dei luoghi più incontaminati del pianeta, ha suscitato l’ira degli sparuti supporter del progetto a livello locale, i quali hanno acquistato diverse pagine dei quotidiani della regione per replicare pubblicamente al prelato.

L’accusa è quella di non rappresentare il pensiero della comunità e di non averla consultata prima di consegnare la missiva ai destinatari. Un rimprovero a prima vista anomalo, considerando che la maggioranza della popolazione cilena si dichiara contraria al progetto. Ma l’iniziativa suona meno bizzarra se si legge con attenzione l’elenco delle settanta firme apposte in calce alla breve requisitoria. Vi compaiono ex dipendenti dell’impresa, ex politici locali, beneficiari dei cosiddetti programmi di “responsabilità sociale d’impresa” e, a detta di alcuni attivisti, persone che non sono state neanche informate dell’iniziativa e che si sono scoperti sostenitori della polemica aprendo il giornale.

Il riferimento contenuto nelle parole di Infanti è duplice: da un lato l’invito a considerare un modello energetico innovativo e sostenibile, dall’altro un richiamo al movimento sociale “Mi problema es tu problema” che esattamente un anno fa ha paralizzato per settimane l’intera regione, avanzando una serie di richieste al governo Pinera. Tra queste dei referendum regionali vincolanti per tutti i mega progetti idroelettrici, industriali e minerari che interessano l’area. A distanza di un anno, della mobilitazione  resta abbastanza poco.

Il governo è stato molto abile a dividere il movimento più ampio ed eterogeneo che la regione ricordi nella sua giovane storia. Le elezioni imminenti hanno offerto una buona occasione per “cooptare” alcuni dei principali leader e molto poco è stato portato a casa: un po’ di assistenzialismo in più, ma nessuna rilevante riforma strutturale. Assistenzialismo governativo da cui l’Aysèn è altamente dipendente, grazie al suo statuto di regione “estrema” e che l’esecutivo, invece di adottare un nuovo modello di sviluppo, vorrebbe scaricare sulle imprese promuovendo una serie di mega progetti che devasteranno un’area dal grande pregio naturalistico. Tuttavia la riunione dei ministri è già stata posticipata due volte.

La scadenza elettorale è un forte deterrente per un governo che registra un consenso ai minimi storici. Per entrambi gli schieramenti in lizza è altamente rischioso posizionarsi chiaramente su un progetto così impopolare che, vale la pena ricordare, al momento del primo via libera ufficiale nel 2011 ha scatenato una serie di proteste in tutto il paese, poi confluite nel movimento studentesco. Il governo però deve anche fare i conti con una serrata pressione delle imprese coinvolte.  Il consorzio Hidroaysèn ha cominciato a mostrare segni di nervosismo, minacciando di impugnare il silenzio assenso se un parere politico non arriverà presto.

La Colbun, il socio cileno di minoranza che detiene il 49 per cento del consorzio Hidroaysèn, è di proprietà dei Matte, una delle tre famiglie che a prescindere dal colore politico dei governi, da sempre si spartiscono la quasi totalità della ricchezza cilena. L’estate scorsa aveva già imposto un primo aut aut, dichiarando che “in assenza di una politica energetica nazionale di larghe intese, non ci sono le condizioni per sviluppare progetti di tale scala e complessità”.

I padroni chiamano, il governo risponde e dietro una situazione di stallo solo apparente l’esecutivo di Pinera ha messo in cantiere due leggi finalizzare a semplificare le procedure e a spianare la strada al più grande progetto idroelettrico dell’America Latina. La prima riguarda la cosiddetta “Carrettera Elettrica” (Autostrada elettrica) che dovrebbe attraversare da nord a sud l’intero paese. Esattamente quello che serve a HidroAysèn.

Il progetto prevede infatti una linea di trasmissione di duemila chilometri per trasferire l’elettricità dalla Patagonia alle miniere del nord. Oltre a rappresentare la metà dell’enorme costo dell’intera opera, stimato oggi in 11 milioni di dollari, la linea di trasmissione dovrebbe passare per 9 regioni, 66 comuni, 4 parchi nazionali e vari territori dove vivono comunità indigene Mapuche. Una missione impossibile per l’impresa, che non è ancora riuscita a delineare con certezza nemmeno il piano di reinsediamento delle quattordici famiglie che saranno costrette ad abbandonare le loro terre per far posto al bacino della diga Baker due. L’intervento dello stato toglierebbe le castagne dal fuoco all’azienda, che in attesa di sviluppi favorevoli non ha ancora presentato lo studio di impatto ambientale della linea elettrica.

L’altra legge è relativa alle concessioni elettriche ed è mirata a promuovere il cosiddetto approccia “Fast Track”, che in soldoni altro non significa se non abbassare tutti gli standard ambientali e sociali semplificando al massimo l’iter preliminare dei progetti. L’attuale esecutivo avrà il tempo di far passare  queste nuove leggi? E come si comporterà il nuovo governo, che probabilmente sarà guidato per la seconda volta da Michelle Bachelet?

Intanto in Patagonia, dove per il momento i fiumi Baker e Pascua continuano a scorrere liberamente in uno scenario naturale mozzafiato, i comitati locali che resistono al progetto crescono, si rafforzano e continuano a fare i conti con forme diverse di inquinamento democratico. Nell’ultimo anno l’impresa sembra aver allentato la sua attività mirata a garantirsi il consenso o il silenzio della popolazione locale. I bandi per finanziare progetti individuali e collettivi sono stati aperti, ma non finanziati. Il personale dell’ufficio di Cochrane è stato ridotto.

Ma anche in tempi di vacche magre non mancano gli strumenti per garantire consenso al progetto. Villa O’Higgins è la cittadina più remota della Patagonia cilena. Situata sull’omonimo lago, dove sfocia il fiume Pascua e alla fine della strada Carrettera Austral giunta qui appena tredici anni fa, fu fondata per presidiare la contesa frontiera con l’Argentina. Nonostante ospiti una comunità di appena cinquecento abitanti, inclusi i neonati, gli iscritti nelle liste elettorali risultano essere più di settecento. Non si tratta però di un fenomeno migratorio, bensì di un bizzarro, quanto sospettoso, aspetto della legge elettorale cilena, secondo la quale è possibile registrarsi e votare in un qualunque luogo diverso da quello di residenza. Con questo trucco è molto facile alterare il voto di piccole comunità che in alcune circostanze possono rivestire un’importanza strategica.

Secondo l’Agrupacion “Rio Pascua”, sono molto pochi gli abitanti di Villa O’Higgins che hanno votato per l’attuale sindaco, Roberto Recabal, acceso sostenitore delle dighe patagoniche al punto di spegnere le frequenza di Radio Madipro, emittente locale afferenti al circuito  della progressista Radio Santa Maria legata alla diocesi e alle posizioni del vescovo.

Ma gli attivisti non si sono scoraggiati e hanno preso direttamente in gestione la radio. Non solo, alle ultime elezioni comunali sono riusciti ad eleggere – in questo caso con tutti voti di residenti -  Lorena Molina, attivista processata  e scagionata aver occupato pacificamente la pista dell’aeroporto durante le sollevazioni dell’Aysèn dello scorso anno. Il gruppo si è infatti reso protagonista di un’azione clamorosa, bloccando l’aereo privato di Alejander Luksic, una delle tre famiglie già menzionate, che nell’area ha comprato 37 mila ettari ufficialmente per “preservare la natura”. Nessuno è disposto a crederci.

Anche quest’anno i comitati locali della Patagonia si sono dati appuntamento sul fiume Baker per celebrare la giornata mondiale di resistenza contro le grandi dighe, celebratasi lo scorso 14 marzo. Il lavoro continua in stretta collaborazione con la rete StopEnel (stopenel.noblogs.org) che il prossimo 29 aprile realizzerà la sua seconda assemblea internazionale dopo quella dell’aprile del 2012.

La Campagna Italiana in visita in Patagonia

DIARIO DALLA PATAGONIA 1 – COCHRANE

[di Caterina Amicucci]

Los Nadis è una piccola comunità, composta da otto famiglie, che vive lungo il fiume Baker, in una valle ai piedi di uno dei ghiacciai più grandi del mondo, il Campo di Hielo Norte. Un luogo isolato, a ben due ore dalla cittadina di Cochrane, situato nella Patagonia cilena settentrionale. Lì l’unico mezzo di comunicazione è rappresentato dalla radio, che in questi giorni nessuno perde un attimo di vista.

L’allerta è alta, perché il lago glaciale Chaltec ha raggiunto il suo livello massimo e sta per rompere il fronte di ghiaccio che trattiene migliaia di metri cubi d’acqua. Nessuno sa quando la massa d’acqua invaderà la valle. Quel che è certo è che presto o tardi accadrà. Si tratta del gloff, un fenomeno che a causa del cambiamento climatico è in rapido aumento. Uno dei tanti elementi che nel progetto idroelettrico HidroAysén non è tenuto in adeguata considerazione.

Los Nadis si trova infatti nella cosiddetta zona di inondazione. L’intera valle si trasformerà in un bacino idrico se la diga Baker 2, una delle cinque previste dal progetto dell’italianissima Enel, vedrà la luce. In base alla legislazione cilena, la comunità è riconosciuta come “gruppo umano”, ovvero unita da relazioni familiari, economiche e sociali.

Per questo nel 2008 ha deciso di resistere collettivamente al progetto pretendendo, nel caso quest’ultimo fosse approvato, di essere ricollocata in blocco in una zona adeguata. Un’impresa impossibile secondo HidroAysén, perché ogni famiglia possiede qualche centinaia di ettari sui quali alleva pecore e vacche in maniera tradizionale.

Un’affermazione, quella della compagnia, difficile però da credere, tenuto conto che nella regione ricchi industriali stranieri e cileni continuano a comprare milioni di ettari di terra. HidroAysén ha quindi perseguito un rodata strategia vincente, ovvero quella del dividi et impera, con un’unica offerta a ribasso e distribuendo un questionario dove indicare se la priorità nel processo di reinsediamento sia la famiglia o la comunità. La risposta è retorica come la domanda, ma sufficiente a spingere ogni famiglia a negoziare individualmente, rompendo quelle relazioni comunitarie che caratterizzavano Los Nadis.

HidroAysén è diventato un argomento tabù, la giunta di vicinato non si riunisce più e Don Arturo, che ci racconta questa storia, parla a mala pena con la sorella, maggiormente disponibile a negoziare con l’impresa. Anche se il progetto scricchiola e sembra sempre più incerto, i primi segni irreversibili si stanno già materializzando.

Viaggio di solidarietà nella Patagonia senza dighe – 3-18 marzo 2012

dal 3 al 18 Marzo 2012
scarica qui il volantino in pdf

La “Campagna Patagonia senza Dighe” è nata nel 2010 accogliendo l’appello della società civile cilena per fermare il progetto HidroaiAisèn, un sistema di cinque grandi dighe sui fiumi Pascua e Baker. Il progetto è promosso dall’ENEL, che ancora oggi appartiene per un terzo ai cittadini italiani e, se realizzato, comprometterà per sempre uno degli ultimi ecosistemi incontaminati del mondo. La costruzione dell’impianto non è ancora iniziata in quanto non è ancora stata presentata la valutazione d’impatto ambientale della linea di trasmissione di 2300 Km che servirà a trasportare l’energia della Patagonia alle miniere nel nord del Cile.
Il viaggio si inserisce nel quadro delle iniziative di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione che la campagna sta promuovendo in Italia ed è organizzato in collaborazione con i comitati locali che nell’Aysén si battono per fermare il progetto. Si tratta di un primo esperimento finalizzato ad avviare un’iniziativa permanente di turismo ecologico e responsabile insieme alle comunità locali, come risposta alternativa ad un modello di sviluppo basato sulle grandi opere e la devastazione ambientale. Un modello che si fonda su decisioni prese a livello centrale senza consultare ed ascoltare le comunità locali. Esattamente come accade in Italia con progetti quali la TAV o il Ponte sullo Stretto. Per questo, il viaggio si propone di far consocere le ragioni della resistenza locale, di costruire relazioni e scambi, di far crescere il consenso ed il sostegno alla campagna sia in Italia che nell’Aysèn. La Patagonia cilena, per motivi geografici e climatici, è infatti una delle regioni con meno opportunità economiche del paese ed il consenso al progetto è in molti casi legato alla creazione di temporanei posti di lavoro. Per questo motivo, obiettivo di lungo termine dell’inziativa è quello di creare un circuito economico virtuoso, nel quale coinvolgere il maggior numero di persone possibili a livello locale, costruendo alternative ecnomiche che valorizzino e preservino l’unicità del patrimonio ambientale dell’Aysèn.
Il viaggio porterà alla scoperta della regione, dei suoi paesaggi, tradizioni, mestieri, cultura attraverso la conoscenza e lo scambio quotidiano con le comunità locali. 15 giorni di immersione in uno degli ecosistemi più straordinari del pianeta. Si partirà dal Nord della Regione di Aysén atterrando all’aeroporto di Balmaceda, per iniziare la discesa verso il cuore della Patagonia alloggiando in case private e piccoli ostelli. Si toccherà Villa Cerro Castillo, Cochrane, Los Ñadis, Tortel, Villa O’Higgins, Valle Chacabuco, Bahia Murta, Coyhaique. Si navigheranno i fiumi Pascua e Baker, il Lago Quetru fino ad arrivare ai ghiacciai. Ogni tappa racconterà il suo profondo rapporto con il territorio e sarà ricca di attività, tra cui kayak, cavalcate, trekking, avvistamenti di huemules, cucina tipica, musica tradizionale, sauna, pranzi e cene sociali con piatti tipici da preparare insieme, eventi di sostegno alla campagna locale Patagonia Senza Dighe, incontri informali e pubblici.

Il viaggio è aperto a un gruppo di 12 persone. Quota minima per garantire la partenza 8. I costi sono ancora in fase di definizione ma saranno disponibili entro pochi giorni. Per info sui costi e sul viaggio scrivete a viaggiopatagoniasenzadighe@yahoo.it o chiamate il 334 342 1146 dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 14.00.

Patagonia senza dighe in Friuli – 21 Novembre

Comunicato Stampa

Udine, giovedì 17 novembre 2011

Patagonia Senza Dighe : visita in Friuli del coordinatore internazionale della campagna che contesta il progetto idroelettrico Hidroaysén controllato da Enel nella Patagonia Cilena.

La Patagonia cilena è da anni teatro di una dura lotta contro il progetto Hidroaysén controllato dall’italiana Enel e in favore di alternative energetiche non distruttive per l’ambiente naturale e umano. Dopo incontri con parlamentari tedeschi e funzionari della Commissione Europea a Berlino e Bruxelles, l’ecologo e analista cileno Juan Pablo Orrego, coordinatore della campagna internazionale Patagonia Senza Dighe e già premiato con il Nobel Alternativo (Right to Livelihood Award), tornerà in Friuli il giorno 21 novembre in una visita coordinata dall’ong CeVI e con la partecipazione del Comitato di Difesa del Bacino del Tagliamento, Wwf e Legambiente regionale. Già ospite due volte al Centro di Accoglienza Ernesto Balducci insieme al vescovo friulano-cileno attivo sostenitore della campagna Luis Infanti de la Mora, JP Orrego tornerà in regione per diffondere la campagna e per conoscere la nostra realtà locale in materia di gestione dei fiumi e di sbarramenti a fini energetici. Anche il Friuli sta vivendo un pericoloso accanimento sulle sue acque e sul suo territorio da parte delle aziende produttrici di energia idroelettrica, tra cui la stessa Enel. Una situazione tollerata fin troppo a lungo, che sta mettendo l’ambiente a dura prova, come dimostrano le organizzazioni friulane. Ci sono alternative non solo auspicabili, ma già operative e funzionanti, come la cooperativa SECAB di Paluzza che sarà visitata nel pomeriggio.

La visita in Italia di Juan Pablo Orrego proseguirà in molte località del paese e lo vedrà impegnato in un denso programma di riunioni tra Trento, Modena, Roma e Milano.

Le organizzazioni promotrici della visita terranno una Conferenza Stampa lunedì 21 del corrente mese alle ore 10.00 presso la Sala Modotti nel Palazzo della Regione a Udine.

Ringraziamo della Vostra gradita presenza.

Per ulteriori informazioni: Daniela Del Bene (CeVI) 3471249886 d.delbene@gmail.com

Ce.V.I. – Centro di Volontariato Internazionale, UD

Legambiente del Friuli Venezia Giulia

WWF del Friuli Venezia Giulia

Comitato tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento

Patagonia senza dighe a Modena – 25 Novembre

Multinazionali e speculazioni in America Latina:
Il ruolo di Enel

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