La Campagna Italiana in visita in Patagonia

DIARIO DALLA PATAGONIA 1 – COCHRANE

[di Caterina Amicucci]

Los Nadis è una piccola comunità, composta da otto famiglie, che vive lungo il fiume Baker, in una valle ai piedi di uno dei ghiacciai più grandi del mondo, il Campo di Hielo Norte. Un luogo isolato, a ben due ore dalla cittadina di Cochrane, situato nella Patagonia cilena settentrionale. Lì l’unico mezzo di comunicazione è rappresentato dalla radio, che in questi giorni nessuno perde un attimo di vista.

L’allerta è alta, perché il lago glaciale Chaltec ha raggiunto il suo livello massimo e sta per rompere il fronte di ghiaccio che trattiene migliaia di metri cubi d’acqua. Nessuno sa quando la massa d’acqua invaderà la valle. Quel che è certo è che presto o tardi accadrà. Si tratta del gloff, un fenomeno che a causa del cambiamento climatico è in rapido aumento. Uno dei tanti elementi che nel progetto idroelettrico HidroAysén non è tenuto in adeguata considerazione.

Los Nadis si trova infatti nella cosiddetta zona di inondazione. L’intera valle si trasformerà in un bacino idrico se la diga Baker 2, una delle cinque previste dal progetto dell’italianissima Enel, vedrà la luce. In base alla legislazione cilena, la comunità è riconosciuta come “gruppo umano”, ovvero unita da relazioni familiari, economiche e sociali.

Per questo nel 2008 ha deciso di resistere collettivamente al progetto pretendendo, nel caso quest’ultimo fosse approvato, di essere ricollocata in blocco in una zona adeguata. Un’impresa impossibile secondo HidroAysén, perché ogni famiglia possiede qualche centinaia di ettari sui quali alleva pecore e vacche in maniera tradizionale.

Un’affermazione, quella della compagnia, difficile però da credere, tenuto conto che nella regione ricchi industriali stranieri e cileni continuano a comprare milioni di ettari di terra. HidroAysén ha quindi perseguito un rodata strategia vincente, ovvero quella del dividi et impera, con un’unica offerta a ribasso e distribuendo un questionario dove indicare se la priorità nel processo di reinsediamento sia la famiglia o la comunità. La risposta è retorica come la domanda, ma sufficiente a spingere ogni famiglia a negoziare individualmente, rompendo quelle relazioni comunitarie che caratterizzavano Los Nadis.

HidroAysén è diventato un argomento tabù, la giunta di vicinato non si riunisce più e Don Arturo, che ci racconta questa storia, parla a mala pena con la sorella, maggiormente disponibile a negoziare con l’impresa. Anche se il progetto scricchiola e sembra sempre più incerto, i primi segni irreversibili si stanno già materializzando.

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